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poesie

LE MOSTRE > anno 2007: Terra e territori

“ TERRA E TERRITORI”
FORTE DI BIBBONA 2007


con la terra che sembra tremare di coincidenze
non ho fiato per gridare la mia indifferenza
Amelia Rosselli








COGLIETE LA POESIA…
Portatela con voi!


SI INVITA A RUBARE LE POESIE STESE!!!




Fame

Se ho voglia, è soltanto
Di terra e di pietre.
Il mio pranzo è sempre aria,
Roccia, carbone, ferro.

Girate mie fami. Brucate
Il prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
Delle campanule.

Mangiate i ciottoli infranti,
Le vecchie pietre di chiesa;
I sassi dei vecchi diluvi,
Pani sparsi nelle valli grigie.

Arthur Rimbaud

Lontano da uccelli e da greggi e da ragazze,
Che mai bevevo, in ginocchio in quella brughiera
Circondata da teneri boschi di nocciuoli,
Nella foschia pomeridiana calda e verde?

Che mai potevo bere in quella giovane Oise,
- Olmi e non voci, erba e non fiori, cielo chiuso! -
Bere alle fiasche gialle, lontano dalla cara
Capanna? Un qualche liquore d'oro, da far sudare.

Facevo insegna losca di locanda.
- Un temporale spazzò via il cielo. A sera, l’acqua
Dei boschi si sperdeva sulle sabbie vergini,
Il vento di Dio gettava ghiacciuoli sugli stagni;

Piangendo, e vedevo oro - e non potevo bere. –

Arthur Rimbaud

Fiori

Da un gradino d'oro, - fra i cordoni di seta, le organze grigie, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole, - vedo la digitale aprirsi su un tappeto di filigrane d'argento, d’occhi e di capigliature.
Monete d'oro giallo sparse sull'agata, colonne di mogano a reggere una cupola di smeraldi, mazzolini di raso bianco e fini verghe di rubino circondano la rosa d'acqua.
Quale un dio dagli enormi occhi azzurri e dalle forme di neve, mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo la folla delle giovani e forti rose.

Arthur Rimbaud

Una voce

Ascoltami rivivere nei boschi
Sotto le fronde di memoria dove
Io passo verde,
Calcinato sorriso di piante antiche sulla terra,
Stirpe carbonacea del giorno.

Ascoltami rivivere, ti guido
Al giardino di presenza,
Abbandonato a sera e coperto d’ombre,
Abitabile per te nel nuovo amore.

Ieri deserto regnate, ero foglia selvatica
Libera di morire,
Ma il tempo maturava, nero lamento dei dirupi,
La ferita dell’acqua nelle pietre del giorno.

Yves Bonnefoy

Una pietra

Tempeste e poi tempeste fui soltanto
Un sentiero della terra.
Ma le piogge placavano la non placabile terra,
Morire fece il letto di notte nel mio cuore.

Yves Bonnefoy

In CHIARO-DI-TERRA
chiedere sonno
dal desto cielo
accanto

Paul Celan

Qualunque pietra tu alzi

Qualunque pietra tu alzi –
li discopri, coloro cui occorre
il riparo delle pietre:
denudati,
rinnovano il loro intreccio.

Qualunque tronco tu abbatti –
inchiodi assi
d’un giaciglio, ove
di nuovo s’ammucchiano le anime,
come se non si scotesse
anche quest’
Era.

Qualunque parola tu dica –
rendi grazie
alla perdizione.

Paul Celan

Terra, vecchio pianeta, ventosa al piede
che vuol volare,
o re Lear con le braccia vuote.

Con occhi marini piangi in segreto
nel mondo dell’anima
macerie di dolore.

Sui millenni dei tuoi riccioli d’argento
la ghirlanda di fumo, follia stellata
nell’odore degli incendi.

E i tuoi figli
che già danno la tua ombra mortale
mentre tu giri e rigiri
sul tuo asse celeste,
mendicante della Galassia
che hai per cane il vento.

Nelly Sachs

Come lieve
sarà la terra
solo una nube d’amore a sera
quando dissolta in musica
trasmigrerà la pietra

e rocce,
incubi ammucchiati
sul cuore dell’uomo,
pesi di tristezza,
sprizzeranno dalle vene.

Come lieve
sarà la terra
solo una nube d’amore a sera
quando la neroaccesa vendetta
magnetizzata
dall’angelo sterminatore
morrà fredda e muta
sulla sua gelida veste.

Come lieve
sarà la terra
solo una nube d’amore a sera
quando scomparve qualcosa di stellare
con un bacio di rosa
fatto di nulla...

Nelly Sachs

Chi
viene dalla terra
a toccare la luna
o altro minerale celeste
che fiorisce –
colpito
dal ricordo
salterà in aria
per esplosiva nostalgia
ché
dalla smaltata notte della terra
sono volate via le sue preghiere
cercando nei quotidiani annientamenti
le vie interiori dello sguardo.

Mari e crateri
colmi di pianto
in viaggio per stazioni stellari
oltre la polvere.

La terra si fabbrica dovunque
colonie di rimpianto.
Non per calarsi
su ammorbati oceani di sangue
ma solo per cullarsi
nella musica del flusso e del riflusso
solo per cullarsi
al ritmo dell’invulnerato
segno d’eternità.
vita – morte -

Nelly Sachs

Già gli estremi vogliono migrare
il cuore dell’acqua
e la luce del fuoco demonicamente stupefatta
le nascite fiorenti della terra
e l’aria che cantando lascia il respiro.

Nostalgia li costringe
l’invisibile aquila
lacera la sua preda
la ti porta a casa.

Nelly Sachs

La terra
Senza immagine Dio vaga in paradisoma preferirebbe fumarsi un sigaro o mangiarsi le unghie, e così via.Dio è il proprietario del paradisoma agogna la terra, le grotticelleassonnate della terra, l'uccellinoalla finestra di cucina, perfinogli assassini in fila come sedie scassate,perfino gli scrittori che si scavanol'anima col martello pneumatico,o gli ambulanti che vendono i loroanimaletti per soldi, anche i lorobambini che annusano la musicae la fattoria bianca come un osso,seduta in braccio al suo granturco e anchela statua che ostenta la sua vedovanza,e perfino la scolaresca in riva all'oceano.Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l'ha.Gli occhi apri-e-chiudi come una serraturache registrano migliaia di ricordi, e il cranio che include l'anguilla cervello– tavoletta cerata del mondo - le ossa e le giunture che si giungonoe si disgiungono - e c'è il trucco -, i genitali,zavorra dell'eterno, e il cuore, certo,che ingoia le maree rendendole monde.Lui non invidia più di tanto l'anima.Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla in un corpo e scendere quaggiù per farlefare un bagno ogni tanto.

Anne Sexton

Mi lavavo all’aperto ch’era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale a fior d’ascia. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
dura è la terra, secondo coscienza.
Rintraccerai a stento più puro ordito della
verità d’una tela di bucato.

Si disfa come sale, nella botte, una stella;
più buia è l’acqua gelida, più pura
la morte, più salata la sventura,
ed è più onesta e paurosa la terra.

Osip Mandel’štam

Io mi porto questo verde alle labbra –
questo vischioso giurare di foglie –
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.

Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco
di una sontuosità eccessiva agli occhi ?

E – palline di mercurio – le rane
con le voci s’agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell’aria.


Osip Mandel’štam

Prato

La terra
s’è velata
di tenera
leggerezza

Come una sposa
novella
offre
allibita
alla sua creatura
il pudore
sorridente
di madre

Giuseppe Ungaretti

Porta

Si porta
l’infinita
stanchezza
dello sforzo
occulto
di questo principio
che ogni anno
scatena la terra

Giuseppe Ungaretti

Potrebbe esserci sulla falce
Una lucentezza, e il rumore
Tornare e smarrirsi per gradi
Dalle grotte, e il vento potrebbe
D’altro sale gli occhi arrossare...

Potresti la chiglia sommersa
Dislocarsi udire nel largo,
O un gabbiano irarsi a beccare,
Sfuggita la preda, lo specchio...

Del grano di notti e di giorni
Ricolme mostrasti le mani,
Degli avi tirreni delfini
Dipinti vedesti a segreti
Muri immateriali, poi, dietro
Alle navi, vivi volare,
E terra sei ancora di ceneri
D’inventori senza riposo.

Cauto ripotrebbe assopenti farfalle
Stormire agli ulivi da un attimo all’altro
Destare,
Veglie inspirate resterai di estinti,
Insonni interventi di assenti,
La forza di ceneri – ombre
Nel ratto oscillamento degli argenti.

Il vento continui a scrosciare
Da palme ad abeti lo strepito
Per sempre desoli, silente
Il grido dei morti è più forte.

Giuseppe Ungaretti
cori per la terra promessa 9

Ogni anno, mentre scopro che Febbraio
È sensitivo e, per pudore, torbido,
Con minuto fiorire, gialla irrompe
La mimosa. S’inquadra alla finestra
Di quella mia dimora d’una volta,
Di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,
Segno sarà che niuna cosa muore
Se ne ritorna sempre l’apparenza ?

O saprò finalmente che la morte
Regno non ha che sopra l’apparenza ?

Giuseppe Ungaretti

La terra tremola
di piacere
sotto un sole
di violenze gentili

Giuseppe Ungaretti

o mio fiato che corri lungo le sponde
dove l’infinito mare congiunge braccio di terra
a concava marina, guarda la triste penisola
anelare: guarda il moto del cuore
farsi tufo, e le pietre spuntate
sfinirsi
al flutto.

Amelia Rosselli

tu non sai quale oscuro precipizio
affumicò miei occhi a tua
vista: né quale simbiosi paralizzante
m’afferrò: tu non odi le rosse mie indagini
squadrarti – solo la terra ti promette una sembianza;
io corro e corro per i vichi invece.

Amelia Rosselli

con la terra che sembra tremare di coincidenze
non ho fiato per gridare la mia indifferenza

Amelia Rosselli

Noi siamo un segno non significante,
indolore, quasi abbiamo perduto
nell’esilio il linguaggio.
Davvero quando sopra gli uomini
c’è in cielo una contesa e possenti
vanno le lune, allora parla il mare
e anche i fiumi debbono cercarsi
un sentiero. Ma uno non ha dubbio.
Egli può ogni giorno trasformare.
Appena ha bisogno d’una legge.
La foglia allora suona e querce alitano
presso i ghiacciai. Non tutto possono
i Celesti. Prima
i mortali raggiungono l’abisso.
Si volge così l’eco insieme a loro.
Lungo è il tempo
ma il vero avviene.

Friedrich Holderlin

Maturi sono i frutti
tuffati nel fuoco, cotti, sulla terra
provati. C’è una legge
per cui tutto s’interni, come i serpi
profetici che sognano
sopra i colli del cielo. Molto
è da serbare, come sulle spalle
un carico di legna. Ma cattivi
sono i sentieri. Scartano
come cavalli gli elementi prigionieri,
le vecchie leggi della terra.
E sempre una nostalgia
va dove non sono ceppi.
Ma molto è da serbar.
E la fedeltà è obbligo.
Ma né innanzi né indietro
noi vogliamo vedere.
Ci lasciamo cullare
come un battello che sul mare oscilla.


Friedrich Holderlin

Di gialle pere il suolo
e colmo di rose selvagge
pende nel lago, voi cigni del cuore,
e il capo di baci ubriaco
nell’acqua tuffate
ch’è santa e non turba.

Ahimè, dove li prendo,
ora ch’è inverno, i fiori, e dove
del sole la luce, della terra
l’ombra ? Al freddo muti
se ne stanno i muri, nel vento
stridono le banderuole.

Friedrich Holderlin


Elegia
..........
Terra, non è questo quel che vuoi, invisibile
risorgere in noi ? – Non è questo il tuo sogno,
d’essere una volta invisibile ? – Terra ! invisibile !
Che è mai, se non trasmutamento quello che sì
pressante ci commetti ?
Terra, tu cara, accetto. Oh, credi, non ci sarebbe più
bisogno
delle tue primavere per guadagnarmi a te, una,
ah, una sola è fin troppo per il sangue.
Da lungi e senza nome io mi dichiaro a te.
..........


R. M. Rilke

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di maiuscole biche.

Osservar tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale

Gloria del disteso mezzogiorno
quand’ombra non rendono gli alberi,
e più e più si mostrano d’attorno
per troppa luce, le parvenze, falbe.

Il sole, in alto, - e un secco greto.
Il mio giorno non è dunque passato:
l’ora più bella è di là dal muretto
che rinchiude in un occaso scialbato.

L’arsura, in giro; un martin pescatore
volteggia s’una reliquia di vita.
La buona pioggia è di là dallo squallore,
ma in attendere è gioia più compita.


Eugenio Montale

La buccia della Terra è più sottile
di quella di una mela se vogliamo supporre
che il mondo materiale non sia pura illusione.
Tuttavia in questo nulla, ammesso che sia tale,
siamo incastrati fino al collo. dicono
i pessimisti che l’incastro include
tutto che abbiamo creato per surrogare i Dei.
Ma la sostituzione non fu feconda
affermano i fedeli del vecchio Dio.
Forse verrà Egli stesso dicono
a strapparci dal magma e a farsi vivo.
Siamo e viviamo dunque una doppia vita
sebbene l’egolatra ne vorrebbe una sola.

O madre Terra o cielo dei Celesti
questo è il guaio
che ci fa più infelici dell’uccello
nel paretaio.

Eugenio Montale


Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Salvatore Quasimodo

Notte, serene ombre,
culla d’aria,
mi giunge il vento se in te mi spazio,
con esso il mare odore della terra
dove canta alla riva la mia gente
a vele, a nasse,
a bambini anzi l’alba desti.

Monti secchi, pianure d’erba prima
che aspetta mandrie e greggi,
m’è dentro il male vostro che mi scava.

Salvatore Quasimodo

Odore buono del cielo
sull’erbe,
pioggia di prima sera.
Nuda voce, t’ascolto:
e ne ha primizie dolci di suono
e di rifugio il cuore arato;
e mi sollevi muto adolescente,
d’altra vita sorpreso e d’ogni moto
di subite resurrezioni
che il buio esprime e trasfigura.
Pietà del tempo celeste,
della sua luce
d’acque sospese;
del nostro cuore
delle vene aperte
sulla terra.

Salvatore Quasimodo

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi –
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione –
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d’agosto,
le olive del tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere

Cesare Pavese

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C’è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t’ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell’estate

Cesare Pavese

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e ripudi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l’alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra – l’urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo – le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.
Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta
ch’era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
sei al camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s’apriva l’alba.

Cesare Pavese

poesie a T

Anche tu sei l'amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole - cammini
in attesa. L'amore
è il tuo sangue - non altro.

[23 giugno 1946]


Cesare Pavese

A un esile vento

Crisolito il tuo passo,
E su gemmato stagno
Pallido strale di lunaria su una stillata cadenza,
Simile a pioggia frammentaria
Scossa sericamente da rami squamati di stelle.

Ogni nota del tuo canto oscuro
È un petalo dal fiato delicato
Ed è azzurra;
E più bella del volo delle foglie che cadono.

Dylan Thomas

Il pino

Dritto e sgorgato dal crepuscolo,
Il pino è l’albero della brezza,
E i venti che scorrono tra nastri di luce,
E dei venti screziati che soffiano dai mari.

Dylan Thomas

Essere circondati dalla fulgida terra

Essere circondati dalla fulgida terra
Che da ogni parte alita pungente
Nelle bocche lappanti della sua vegetazione
Deve sembrare come l’invasione
Che fa sconfinare i tuoi nervi verso i miei,
Il limitante contatto che è tanto impastoiato
Da amore o dallo sguardo,
Nella morte o fuori della morte,
Occhieggiando dalla noce gialla,
Sbirciando dalla torre della cera,
O, bianco come latte, fuori dal buio trasudante,
L’abbattimento mentre tu mi chiudi
In un mondo di veli
Che io tocco e lacero,
Che io tocco e lacero.

Dylan Thomas

terra, aspettami

Riportami, o sole,
al mio destino agreste,
pioggia del vecchio bosco,
riportami il profumo e le spade
che cadevano dal cielo,
la solitaria pace d’erba e pietra,

l’umidità dei margini del fiume,
il profumo del larice,
il vento vivo come un cuore
che palpita tra la scontrosa massa
della grande araucaria.

Terra, rendimi i tuoi doni puri,
le torri del silenzio che salirono
dalla solennità delle radici:
voglio essere di nuovo ciò che non sono stato,
imparare a tornare così dal profondo
che fra tutte le cose naturali
io possa vivere o non vivere: non importa
essere un’altra pietra, la pietra oscura,
la pietra pura che il fiume porta via.

Pablo Neruda


Rossa di polvere la terra \ tesa in velluto crepuscolare \ trasmuta l’ocra in ombre \ i suoi calcarei insediamenti \ m’impartiscono lezioni inevitabilitronchi secolari \ di nodose rugosità \ ancorando radici in circoscritti \ silenzi decantanobraccia d’ulivo \ Avvolte stese \ così gravate dalla fatica \ dell’essere sostegnopietre la terra \ spaccano l’aratro \ nascita di muri a secco \ rete d’ossa lucenti che \ racchiude il paesaggio \ Crani \ bambini a guardia \ delle notticasa del vento è nel bianco \ sortilegio di calce \ sfogliata nello \ scrostarsi \ degli strati’erosione \ delle polveri crespe \ friabili del cuorele foglie nel \ mattino riversano un abbaglio\ d’alluminio \ bifronti e consistenti \ mi persuadono della duplice \ salvifica naturadita nell’aria \ infilate \ ad arpionarla \ ad afferrarla e \ strapparla \ urlo del mezzogiorno assalto \ Regna Pani frutti verdeamari pendono \ nel sogno del dicembre \ che verrà \ lievitati ellittici \ tacciono il compimento \ fremono alla Cadutadi polvere la terra \ in umido tappeto annerirà \ si farà grembo per accoglierli \ ma non per noi precipitati \ da più impervie altezze

Rita R. Florit

La semina
Terra allo stremo qui. Ma fa che piova
un giorno solo, e un fremito d’umidità
lascia intuire che tornerà nuova.
La morte ha per un attimo quest’aria fresca
del bucaneve...
Philippe Jaccottet
Nuovi appunti per la semina

La terra adesso si è svelata
e la luce del sole girando come un faro
fa gli alberi ora rosa ed ora neri.
poi scrive sull’erba con un inchiostro leggero.

Philippe Jaccottet

Appunti per la luce dell’alba

Tele, boschi, pietre umide,
paese inseguito dall’acqua,
come la donna notturna,
la calda bellezza piovosa.

Philippe Jaccottet


Il libro dei morti

Il mandorlo d’inverno: chi può dire
se vestirà di fuochi nelle tenebre
o se potrà nel giorno rifiorire ?
così l’uomo che nutre terra funebre.

Philippe Jaccottet

La morte del poeta

Ieri una voce unica si tacque,
Ci ha lasciati l’interlocutore delle selve.
Si è mutato nella spiga che dà vita
O nella pioggerella da lui cantata.
E tutti i fiori che ci sono al mondo
Incontro a questa morte sono sbocciati.
Ma di colpo ci fu silenzio sul pianeta
Che ha un modesto nome... Terra.

Anna Achmàtova

Come a una voce lontana presto ascolto,
Ma intorno non c’è nulla, nessuno.
In questa nera buona terra
Voi deporrete il suo corpo.
Né il granito né il salice piangente
Faranno ombra al cenere leggero,
Solo i venti marini dal golfo
Per piangerlo accorreranno...

Anna Achmàtova

Una terra sia pure non natale,
Ma da ricordarsela per sempre,
E nel mare un’acqua non salata
E carezzevolmente gelida.

Sul fondo sabbia del gesso più bianca,
E un’aria ebbra come vino,
E il roseo corpo dei pini
Nudo nell’ora del tramonto.

Ma il tramonto sull’onde dell’etere
È tale che non riesco a capire
Se sia la fine del giorno o del mondo
O di nuovo in me il mistero dei misteri.

Anna Achmàtova



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